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Finepostato da leonardocolombati, 08/12/2005 17:43 | link | commenti (6)
Syd Barrett, la vita dopo la musica[Questo articolo è stato pubblicato sul nuovo numero di Medicine Show (settembre-ottobre 2005)]
Ogni tanto succede ancora. Arrivano. Passeggiano un po’ avanti e indietro. Cercano di capire se davvero sia questa la casa giusta. Cercano un Syd Barrett che non c’è più da fissare in una foto che poi somiglierà ad una brutta caricatura di Richard Nixon. Cercano il desaparecido della psichedelia, il matto che ride, il diamante pazzo che si è esiliato da sé. Anche loro, quelli che vengono a cercarmi, sono sempre meno giovani. Troppo giovani per avermi visto al Marquee o all’UFO Club, troppo vecchi per non specchiarsi nell’abisso tra le foto dell’epoca e quelle che mi scattano loro adesso. Tempo fa ne è capitato uno con in mano una vecchia copia dell’International Times, probabilmente trovata su qualche bancarella. Queste cose me le racconta mia madre perché io di solito non sto a farmi vedere. A parte la cosa di Nixon, quella l’ho pensata io quando mia sorella mi ha fatto vedere una foto di me dell’82, con la camicia azzurra, su una fanzine. Non avevo mai visto, prima di allora, una fanzine con le foto a colori.
Troppi dei miei ricordi derivano ormai dai racconti degli altri. Davvero non saprei più dire se nella mia collezione di dischi ci fossero quelli di Pink Anderson e di Floyd “dipper boy” Council, se davvero dal mix dei due nomi mi sia saltato in mente Pink Floyd. Roger aveva scherzato sul fatto che se avessi proposto l'altra combinazione – Anderson Council – avremmo potuto farci passare per una specie di autorità locale. Di sicuro non fu un'illuminazione da trance psichedelica, e neppure un messaggio ricevuto da alieni dello spazio, come girava voce a quei tempi. Mia madre sostiene che allora suonavo in una band che si chiamava Pete Floyd ma un giorno qualcuno capì male e il nome cambiò. Era una donna di larghe vedute mia madre. Dopo che mio padre morì cominciò ad accogliere volentieri in casa nostra i ragazzi delle band che via via si formavano. Sopportare tutto quel trambusto forse era anche un modo per tenermi d’occhio. Se una di quelle domeniche pomeriggio foste capitati in casa mia avreste potuto trovarci anche una trentina di teenager impegnati a sgrossare il loro stile musicale.
Ci sono alcuni che, se riescono ad avvicinare qualcuno dei miei parenti, si spingono a chiedere di poter vedere i miei quadri. Solo perché una volta, in un’intervista, ho detto che io mi sentivo più un pittore che un musicista. L’ho detto quarant’anni fa e ancora se ne ricordano. Ma come fanno? E che cosa li autorizza all’equazione più pittore che musicista = i miei quadri più belli delle mie canzoni? Non certo gli insetti disegnati sulla copertina del mio secondo disco, o lo schizzo per la copertina di Apples and Oranges. Quando all’epoca facevo vedere a qualcuno i miei quadri leggevo sempre uno strano stupore un po’ deluso nei loro occhi, quello che poteva corrispondere allo sguardo di chi, aspettandosi di vedere qualcosa di simile alle copertine della Hipgnosis, si trovasse davanti dei dipinti poco più che naif.
Sì, ogni tanto succede ancora. Arrivano. Passeggiano un po’ avanti e indietro. Ma meno di un tempo. E non perché meno gente si interessi a me ma perché mi sembra che le persone non siano più tanto capaci di parlare con l’oggetto dei loro ricordi. Forse perché trovano facilmente in rete tutte le risposte. Che senso ha mettersi in viaggio per giorni per fare una foto a un vecchio musicista degenerato quando puoi trovare in rete le foto di com’era nel 1980, nel 1982, e così via fino ad oggi? Così i ricordi vengono scalzati, inghiottiti dal nulla. Le foto di Dave che a quasi sessant’anni se ne va in giro per la città spingendo la carrozzina del nipotino si mangiano in pochi minuti il ricordo di una mattina di Natale. Ti ricordi? Ti ricordi con quanta emozione hai scartato dal cellophan Ummagumma? Ti ricordi come hai esplorato la foto di copertina, quattro volte uguale e quattro volte diversa, mentre dalle casse dello stereo cominciavano a gocciolare le prime note di Astronomy Domine? Con tua madre che ti chiamava per il pranzo mentre, tra il profumo del brodo per i ravioli e quello del panforte, passavi in rassegna – bacchetta per bacchetta – tutta l’attrezzatura immortalata sul retro della copertina, senza sapere che era stata rubata pochi giorni dopo lo scatto della foto.
Io non ho rimpianti. Non più. Certo ne ho avuti molti quando i Floyd hanno cominciato a prendere una direzione che non era più quella che io pensavo fosse giusta. Un’altra cosa che rimpiansi molto, ma era successa molto prima, fu di non esserci stato quando nell’estate del ’66 Dave andò a suonare in Francia con i Flower e capitò loro di fare un pezzo del tragitto insieme a Brigitte Bardot. Così come tu non devi avere rimpianti per non avermi mai visto suonare dal vivo – come avresti potuto? avevi quattro anni - nel periodo d’oro precedente l’uscita di The Piper, ai tempi in cui il Melody Maker lanciava interrogativi del tipo: “Si possono chiamare onesti i Pink Floyd quando di giorno fanno dischi lievi e intriganti come See Emily Play e poi di notte torturano la gente con suoni fragorosi, incomprensibili, strazianti, tanto che secondo cinque dottori americani possono danneggiare i sensi in modo permanente?”. E non c’eri nemmeno quella volta che nel camerino, per farmi stare a posto i capelli, polverizzai delle pastiglie di Mandrax e dopo averle mescolate con della crema cosmetica mi spalmai quella orribile pappetta sui capelli. Dicono che mentre mi ostinavo a tenere le braccia penzolanti lungo il corpo per tutto il concerto sembrava che la mia testa si stesse sciogliendo sotto il calore dei riflettori e delle diapositive.
Ecco, questo è tutto quello che potrebbe pensare – o sperare – che io pensi un mio vecchio fan italiano. Ma nemmeno io so dirvi, né dire a me stesso, se i miei ricordi, i miei pensieri, siano davvero così.
postato da leonardocolombati, 26/10/2005 18:51 | link | commenti (4)
Medicine Show di giugnoE' on-line il numero di giugno di Medicine Show, la ciarlatanesca rivista musicale giunta ormai al suo decimo numero. Leonardo Colombati spiega come la pop music degli anni '80 ha fatto i conti con la minaccia nucleare. Troverete anche notizie e approfondimenti sul Trio Lescano, i Joy Division, Fred Neil, gli Smashing Pumpkins, i Fugees e tanti altri! Il Supplemento di questo numero è dedicato a Mike Scott & The Waterboys. Per riceverlo via e-mail dovete solo iscrivervi alla Newsletter. Buon divertimento. Ed ecco a voi l'articolo di Mario Desiati. _________________________________________________________________________ Contro la pizzica
IL FOLKLORE IMBASTARDITO
DALLE MODE CIALTRONE
di Mario Desiati
Basta, per carità, basta con la Pizzica. Non ne possiamo più. È possibile che un pugliese deve subire in ogni consesso pubblico questa umiliazione? Ogni torrida estate, ogni refolo di bella stagione significa feste etniche, sedani bagnati e vino sfuso di cattiva qualità, un paio di tamburelli e una fisarmonica, le grida di qualche esagitato: “E Balla la pizzica, balla la pizzica tu che sei pugliese” indicandomi con il dito, il battito ritmico delle mani a seguire una musica distonica e i fianchi esposti a un tremore senza sprezzo del ridicolo.
Centri sociali, piazze e sagre paesane, istituti di cultura, associazioni di volontari e sale da ballo. È la moda del momento, del lustro, del decennio. Come il tango negli anni Ottanta e il latino americano nei Novanta adesso è l’ora della Pizzica, di Santu Roccu e Santu Paulu, dell’uomo che si avvicina e la donna che si allontana, della Luna otrantina cantata in bergamasco. Altro che Ernesto de Martino, altro che i suoi splendidi studi su quello che rappresentavano i morsi delle tarantole e del significato allegorico di quel ballo. Il ritorno alle origini, la ribellione all’immanentismo e alla piemontesizzazione forzata. Altro che l’esordio singolare di un regista evocativo come Edoardo Winspeare. Una dimensione onirica di una danza che aveva origini antichissime.
La Pizzica è sfuggita agli studiosi e ai suoi amanti. Adesso tutto è nelle mani di queste stronze con le gonne lunghe, le cavigliere, i sandali e piedi sporchi che si mettono a insegnare una danza bastarda, un misto tra la tarantella salernitana e i suoni maranza di Coccoluto. Ecco serate su misura, uguali a se stesse da Milano fino a Santa Maria di Leuca, sudicioni ubriachi con magliette di musica metallara più adatti a un rave che all’antichissimo rito, le stronze suddette avvolte in sacchi di iuta che sventolano drappi rossi come se fossero a una corrida a o allo stadio. Bottiglie di pessimo vino fatto con la polvere spacciato per Negroamaro e primitivo di Manduria in feste autogestite, musicisti (sic!) che non suonerebbero neanche nella banda di Pintopitò diventanti maestri del tamburello, ciarlatani che aprono corsi di pizzica in palestre per fighetti nei centri metropolitani e universitari a 50 euro l’ora, studenti salentini fuorisede, fuoricorso di dozzine d’esami che campano di vecchie babbione che vogliono “fare la pizzica”.
Una patina folcloristica che avvolge un’antichissima tradizione, imbastardita dalla mania cialtrona tutta italiana e tutta piccolo borghese di piegare al suo trito divertimento il suono incalzante di una fisarmonica, l’espressione dilaniata di una donna, questa volta vera, come le tarantolate raccontate da de Martino, le foto di Franco Pinna e Pablo Volta, le pellicole di Edoardo Winspeare, invece travolte dal gusto cialtrone del nostro paese di dilettanti. postato da leonardocolombati, 05/07/2005 17:11 | link | commenti (23)
Sant'AntonioZuck e The Petunias mi hanno coinvolto in una Catena di Sant’Antonio musicale. Provo a rispondere:
Volume totale dei file musicali sul mio computer: Zero (sono un dinosauro; ho appena comprato un i-pod ma non so ancora come funziona).
Ultimo CD comprato: Bright Eyes, I’m wide awake, it’s morning
Canzone che sta suonando ora: dEUS, Instant Street
Cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente: 1) Bruce Springsteen, Reno; 2) Sam Cooke, A change is gonna come; 3) Tony Bennett, Stranger in paradise; 4) Van Morrison, Cleaning windows; 5) Umberto Bindi, Il nostro concerto
Cinque persone a cui passo la palla: 1) Re Cremisi; 2) Francesco Gallo; 3) Salvatore Ditaranto; 4) Massimo Adinolfi; 5) Seia Montanelli
postato da leonardocolombati, 31/05/2005 16:29 | link | commenti (11)
Cuba, Guantanamo e GuantanameraJosé Saramago, Nadine Gordimer, Gianni Minà, Red Ronnie, Manu Chao e Claudio Abbado sono tra i duecento firmatari di una lettera-petizione a proposito dell’atteso verdetto della Commissione Onu sui diritti umani nell’isola di Cuba. Una schiera di intellettuali, premi Nobel e artisti che sottoscrive la seguente affermazione: “A Cuba non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extragiudiziaria”.
Quando ho letto questa incredibile notizia, mi sono tornate in mente le parole di Guantanamera: “Il canto sarà la mia morte, forse la felicità, ed io con rassegnazione aspetto qualsiasi destino”.
La canzone più popolare mai uscita dall’isola ha una storia complessa. È ad esempio incerta la sua paternità. La melodia sarebbe già esistita nel XIX secolo. José Pardo Llada, nel suo Diccionario de Nostalgias Cubanas afferma che “nacque dall’ispirazione di qualche trovatore popolare, probabilmente della provincia orientale, che cantò in onore di una guajira di Guantanamo”. Nel 1932 Joseìto Fernàndez la riprese per il suo notiziario cantato. Scrive Helio Orovio nel suo Dizionario della Musica cubana: “A Joseìto venne in mente di chiudere i programmi della sua orchestra con una melodia di questo tipo invece della tradizionale rumba”. Nel 1958, Juliàn Orbòn l’adattò ai Versos sencillos di José Martì (pubblicati nel 1895) e se la vide rubare dal suo alunno Héctor Angulo, che la registrò negli Stati Uniti alla Editorial Fall River Music. Nel 1963 se ne appropriò l’americano Peter Seegers, che la incise portandola al successo internazionale. Sul 45 giri c’era scritto: “Composta da Seegers-Angulo”; Orbòn inoltrò una causa per il furto della proprietà intellettuale e vinse a metà. La verità era che il primo a registrare il titolo Guatanamera fu Joseìto, davanti alla Sociedad General de Autores de España. Negli anni Ottanta, le figlie di Fernàndez reclamarono i diritti d’autore che il governo di Fidel non pagò mai al padre: “Nel 1978 papà ricevette un solo pagamento di quindicimila pesos cubani, ma il governo totalitario, siccome è abituato ad appropriarsi di ciò che non è suo, ha guadagnato milioni di dollari vendendo i diritti della canzone”.
Finita qui? Neanche per sogno. Spunta un altro autore, Ramòn Espìgul. Secondo Rosendo Rosell (Vida y milagros de la Faràndula de Cuba) Espìgul scrisse Guantanamera molto prima che la rendesse popolare il suo amico Fernàndez; era, la sua, una versione non glossata dai versi di Martì né dalle decime di Josèito. Fu lui a scrivere: “Il canto sarà la mia morte, forse la felicità, ed io con rassegnazione aspetto qualsiasi destino”. Il suo destino fu l’oblio, mentre Guantanamo, dove prima si mostrava la guajira per l’incanto del poeta, ora è un lager – microcosmo infernale del più vasto inferno di Cuba, il cui destino è quello di venire seppellita sotto gli appelli infingardi di gente che non può certo cantare “yo soy un ombre sincero” ma certamente quest’altra strofa: “Mi verso es de un verde claro / y de un carmin encendido” (“I miei versi sono di un verde chiaro / ma anche di un rosso ardente”). Ah… Guantanamera, guajira guantanamera…
(Pubblicato su Medicine Show - Marzo 2005)
postato da leonardocolombati, 26/05/2005 10:44 | link | commenti
Devils & Dust![]() Diavoli e polvere
Ho il dito sul grilletto, ma non so di chi mi posso fidare.
Quando ti guardo negli occhi vedo solo diavoli e polvere.
Siamo lontani da casa, Bobby, troppo lontani,
e sento soffiare un vento sudicio di diavoli e polvere.
Rit.:
Dio è dalla mia parte: sto cercando solo di sopravvivere,
ma cosa succede quando ciò che fai per sopravvivere uccide le cose che ami?
La paura è un sentimento potente che, puoi scommetterci, annerisce il tuo cuore;
prenderà il tuo cuore timorato di Dio e lo riempirà di diavoli e polvere.
Ti ho sognato, l’altra notte, in un campo di sangue e pietre; il sangue ha cominciato a seccarsi e l’odore iniziava a salire.
Ti ho sognato, l’altra notte, in un campo di fango e ossa.
Il tuo sangue ha cominciato a seccarsi e l’odore ha iniziato a salire.
(Rit.) Ogni donna e ogni uomo vogliono essere nel giusto,
trovare l’amore che Dio ha auspicato e la fede che Egli ci ha indicato.
Quanto a me, ho il dito sul grilletto e stanotte la fede non basterà.
Quando guardo dentro al mio cuore vedo solo diavoli e polvere.
(Rit.) RENO
Si è tolta le calze
ed io me le sono messe sulla faccia.
Aveva le tue stesse caviglie
ed io mi sentivo riempito dalla grazia.
“Duecento dollari la scopata,
duecentocinquanta il culo”, ha detto con un sorriso.
Mi ha slacciato la cintura,
si è tirata indietro i capelli e mi si è seduta davanti sul letto.
M’ha detto: “Tesoro, come va?
Vuoi che vada più lentamente?”
mentre buttavo uno sguardo fuori dalla finestra,
alla strada di sotto.
Mi sentivo stringere lo stomaco.
Il sole insanguinava il cielo
e penetrava attraverso le persiane dell’hotel. Chiusi gli occhi.
Sole sull’Amatitlan,
sole che cola sui tuoi capelli…
Nella Valle de Dos Rios,
un profumo di arancio finto riempiva l’aria.
Cavalcavamo coi vaqueros
fino ai gelidi fiumi della valle.
Ero sicuro che il lavoro e quel sorriso che appariva sotto il tuo cappello
fosse tutto ciò di cui avevo bisogno.
Ma per qualche ragione tutto ciò di cui hai bisogno
non è quasi mai abbastanza, come sai.
Tu ed io, Maria, l’abbiamo imparato.
Se lo tirò fuori della bocca.
“Sei pronto”, mi ha detto.
Si è tolta il reggiseno e le mutande,
s’è bagnata le dita, se l’è infilate e s’è buttata su di me, sul letto.
Dopo m’ha versato del whisky
e mi ha detto: “Brindiamo alla miglior scopata che tu abbia mai avuto”.
Abbiamo riso e abbiamo fatto il brindisi.
Non è stata la migliore che io abbia mai avuto, non ci è andata nemmeno vicino.
![]() Molto tempo
Là dove il ruscello diventa basso e sabbioso
e la luna giunge facendo rimbalzare via le stelle,
dalla cima delle colline arriva un vento di mesquite
e viene a deporsi fra le mie braccia.
Avanzo in fretta col mio mazzo di rose
e una mappa che ho disegnato;
stanotte rinascerò e seppellirò la mia vecchia anima
e danzerò sulla sua tomba.
Rit.
C’è voluto molto tempo, mia cara,
ma adesso il momento è arrivato.
Mio padre per me era uno straniero
che viveva in un motel del centro;
quando ero ragazzo era solo un tizio,
un tizio che incontravo in giro ogni tanto.
Mentre mi immergo, sollevando la camicia, penso al figlio che ho avuto in sorte.
Se dovessi esprimere un desiderio per te
in questo mondo dimenticato da Dio, ragazzo,sarebbe questo:
che i tuoi errori siano solo tuoi,così come i tuoi peccati.
(Rit.)
Ho bisogno delle braccia di Cassiopea
dove Orione sguaina la sua spada.
Siamo tu ed io, Rosie, scricchiolanti come due fili di ferro intrecciati.
Adesso respiri forte nel sonno.
Ci sono solo le scintille di un fuoco da bivacco lasciato acceso
e due ragazzi che bisbigliano dentro un sacco a pelo. Sotto la tua camicia,
cingo il tuo ventre e sento qualcuno che scalcia, lì dentro:
non manderò questo momento a farsi fottere.
![]() IL PUGILE
Vieni alla porta, ma’, e togli la catena:
passavo da queste parti quando la pioggia m’ha sorpreso.
Non voglio niente, e non c’è nulla che tu debba dire;
fammi solo sdraiare per un po’ e me ne andrò subito.
Ero poco più di un ragazzino quando mi hai messo alla Southern Queen.
Con la polizia alle calcagna, sono scappato a New Orleans.
Ho combattuto nei porti e con i soldi che ho fatto
ho capito che il combattimento era la mia casa e il sangue il mio mestiere.
Baton Rouge, Ponchatoula e Lafayette…
M’hanno pagato bene, ma’, ed io ho steso i miei avversari.
Be’, ho fatto ciò che ho fatto; mi veniva naturale.
La moderazione e la pietà, ma’, mi sono sconosciute.
Ho combattuto contro Jack Thompson, il campione, in mezzo al fango;
la pioggia filtrava attraverso il tendone, mescolandosi al nostro sangue.
Alla dodicesima ripresa, con la lingua che penzolava dalla mascella rotta,
mi sono avventato su di lui e ho messo al tappeto quello stronzo.
La campana suonava e suonava mentre io continuavo
fino a quando ho sentito il mio guantone di pelle tra la sua pelle e le ossa.
E le donne e i soldi arrivarono in fretta e persi il conto dei giorni.
Le donne erano in rosso, i bigliettoni erano verdi, ma i miei numeri erano neri:
combattevo per uomini in abiti di seta per mettere a frutto le loro scommesse.
Io mi prendevo una buona fetta, ma’, e non ho mai avuto alcun rimorso.
In un incontro truccato all’arsenale dello Stato, contro Big John McDowell
mi sono visto cadere dalle stelle alla polvere
e quando sollevarono il suo braccio il mio stomaco si rivoltò e il cielo annerì.
Ma riempii la valigia con il loro denaro e non mi voltai mai indietro.
Prova a capire: alla fine, ma’, ogni uomo gioca il suo gioco;
se ne conosci uno diverso, fammi il suo nome.
Ma’, se non riconosci la mia voce, apri la porta e guarda dentro i tuoi stessi occhi scuri.
Non ti chiedo nulla, né un bacio né un sorriso;
solo, apri la porta e lasciami riposare per un po’.
Adesso cade una pioggia grigia e non combatto più sui ring;
nei campi e nei vicoli prendo chiunque si faccia avanti:
se pensi di essere meglio di me, vieni sotto,
fammi vedere i soldi e raccontami il tuo crimine.
Non voglio niente, e non c’è nulla che tu debba dire;
fammi solo sdraiare per un po’ e me ne andrò subito.
Stasera, al cantiere navale, un uomo ha tracciato un cerchio nella polvere;
io ci sono entrato e ho tolto la camicia.
Ho studiato i suoi tagli, gli sfregi, i dolori che il tempo non riesce a curare.
Ho scartato rapidamente sulla sinistra e l’ho colpito volto.
![]() LE SPONDE DEL MATAMOROS
Per due giorni il fiume ti tiene sotto,
poi ti fa riemergere alla luce senza un suono
oltre gli stabilimenti e gli scali merci.
Le tartarughe ti mangiano le pupille, le tue orbite aperte fissano le stelle.
I tuoi vestiti si allontanano nella corrente, tra le rocce del fiume
finché ogni traccia di ciò che sei stata scompare
e le cose di questo mondo pretendono
che le cose dell’altro mondo facciano lo stesso.
Addio, mia cara, del tuo amore ringrazio Dio.
Incontrami sulle sponde del Matamoros.
Su fiumi petrosi e letti d’antichi oceani
camminano i miei sandali di corda e gomma;
le tasche piene di polvere, la bocca strozzata da una pietra fredda,
mentre la pallida luna scava la terra fino alle sue ossa.
A lungo, tesoro, per i tuoi baci, per il tuo dolce amore, ringrazierò Dio,
e per il tocco delicato delle tue dita.
Incontrami sulle sponde del Matamoros.
Il tenero ricordo di te arriva a cavallo del vento della sera.
Mentre dormo sogno di tenerti ancora tra le mie braccia.
Le luci di Brownsville risplendono sul fiume.
Un grido risuona, e nel fangoso fiume rosso mi tuffo.
A lungo, tesoro, per i tuoi baci, per il tuo dolce amore, ringrazierò Dio,
e per un tocco delicato delle tue dita.
Incontrami sulle sponde del Matamoros.
(2005, Bruce Springsteen)
postato da leonardocolombati, 12/05/2005 16:28 | link | commenti (3)
Perceberpostato da leonardocolombati, 03/05/2005 14:09 | link | commenti (18)
FahrenheitDomani, 14 aprile, alle h 17:00, su Radio Tre, Tommaso Giartosio mi intervista a Fahrenheit a proposito dell'ultimo libro di Philip Roth. postato da leonardocolombati, 13/04/2005 19:14 | link | commenti (3)
Colombati, Piperno e... SpringsteenIl 20 aprile 2005 su
![]() “IL GRANDE ROMANZO AMERICANO”Recensione del nuovo album di Bruce Springsteen
a cura di
L e o n a r d o C o l o m b a t ie A l e s s a n d r o P i p e r n opostato da leonardocolombati, 02/04/2005 09:14 | link | commenti (17)
Greetings from the Eighties - Classifica provv.A ventiquattr’ore dal lancio del referendum sul meglio e il peggio degli anni Ottanta, i risultati provvisori decretano il trionfo di Springsteen, di Prince e degli U2 ed il tonfo di Micheal Jackson, Madonna, Duran Duran e Europe.
I MIGLIORI
![]() ![]() Artista
1. Bruce Springsteen (13 voti)
2. Prince (10 voti)
3. Van Morrison (5 voti)
Gruppo
1. U2 (11 voti)
2. REM (6 voti)
3. Police (5 voti)
Album
1. Prince, Sign O’ The Times (6 voti)
2. Bruce Springsteen, Nebraska (5 voti)
3. U2, The Unforgettable Fire (4 voti)
Canzone
1. U2, Where The Streets Have No Name (5 voti)
2. Bruce Springsteen, The River (4 voti)
3. Prince, Sign O’ The Times (3 voti)
Look
1. Style Council (4 voti)
2. Nick Cave, Smiths, Samantha Fox, Prince, Talking Heads, Sade (2 voti)
Continuate a votare……….
postato da leonardocolombati, 15/03/2005 15:23 | link | commenti (18) |